Nicola81 • 15/11/16 18:45
Contratto a progetto - 693 interventiL'ho cercato per anni, e ora che finalmente l'ho visto posso dire che l'attesa è stata ripagata.
Eccolo qui il film che chiude la gloriosa (a mio avviso) stagione del poliziesco all'italiana, inaugurata ufficialmente da Steno con il suo
La polizia ringrazia. A firmarlo non potevano che essere Massi, uno dei registi più prolifici del filone, e Merli, che da
Roma violenta in poi è diventato il commissario per antonomasia.
Personalmente, lo considero uno dei migliori prodotti della serie, anche se certo non tra i più rappresentativi. Gli elementi crepuscolari già presenti in alcuni titoli precedenti della coppia (
Il commissario di ferro,
Un poliziotto scomodo,
Sbirro... La tua legge è lenta, la mia... no), vengono qui evidenziati al massimo grado. Già l'incipit veneziano è una notevole variante rispetto alle consuete ambientazioni metropolitane, ma finché restiamo in Italia gli elementi sono quelli tipici del poliziottesco puro: pensiamo al dialogo iniziale tra Merli e Rabal con quest'ultimo che si lamenta delle restrizioni imposte alla polizia da un sistema garantista a senso unico, o alla scena in cui Merli interroga il ferito in ospedale.
Quando la vicenda, però approda in una suggestiva Berlino innevata, assistiamo ad una vera e propria sterzata verso i territori del noir. Merli non è più soltanto il solito giustiziere sprezzante del pericolo ("La mia vita mi appartiene, e così pure la morte", aveva detto al suo diretto superiore), ma un uomo consapevole dei rischi che sta correndo e, ora che ha trovato inaspettatamente l'amore, molto più vulnerabile. E devo dire che in questa fase Merli mostra delle buone capacità recitative, che la maschera di duro impostagli fin lì aveva forse precedentemente offuscato; la sua storia con la bella e brava Speidel viene gestita meglio del previsto da Massi, che naturalmente continua a confezionare con la consueta bravura quei momenti action che il genere richiede, guidandoci verso un finale efficacemente secco e sbrigativo come si addice, appunto, più ad un noir che a un poliziesco.
Se proprio vogliamo trovare dei difetti, direi che risiedono nella messa in scena un pò spoglia tipica dei prodotti a basso budget (ma visto il tono della pellicola non posso escludere che fosse voluto) e in una colonna sonora non particolarmente incisiva (Cipriani aveva fatto meglio in altre occasioni), ma li considero peccati in fondo veniali.
In conclusione mi è piaciuto, e quindi onore a Massi (che qui firma il suo film a mio avviso migliore insieme a
La legge violenta della squadra anticrimine), onore a Merli (praticamente anche lui al commiato), e onore ai polizieschi italiani: la mia passione per il cinema è nata grazie a loro.
Ultima modifica: 15/11/16 18:47 da
Nicola81
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